L’alta Francia e Normandia settentrionale

Giorno 1 – Dunkirk

La sveglia prima delle 7.00 dovrebbe essere dichiarata crimine contro l’umanità; tuttavia esiste un solo unico valido motivo per alzarsi addirittura alle 4.00: intraprendere un viaggio.
Ci eravamo dati appuntamento con mio fratello e Marika direttamente all’aeroporto di Parigi. Parigi è una meta più che ben servita dall’Italia e, provenendo io, mamma e Carlo da Livorno, mentre loro da Roma, è stata la soluzione più pratica. Dopo baci, abbracci e saluti di fronte al nastro bagagli, abbiamo, non troppo velocemente, recuperato l’auto dal noleggio. Il noleggio con Hertz per 7 giorni ha avuto un costo di 500€, per un’auto molto spaizosa, essendo in cinque. Ci siamo subito messi in viaggio per Dunkirk: occorrono quasi 3h da Parigi Beauvais per raggiungere la cittadina sulla Manica.
Come prima cosa, una volta arrivati, ci siamo diretti verso la spiaggia per cercare un luogo in cui pranzare, ma a quanto pare anche in Francia il lunedì è giorno di chiusura per la maggior parte delle attività. Ce la siamo cavata con un panino abbastanza dignitoso, per poi recarci subito al vicino museo dell’ operazione Dynamo del 1940. Sapevamo fin dall’inizio che sarebbe stato un viaggio all’insegna dei luoghi e degli eventi della guerra; è inevitabile da queste parti.
Il museo di Dunkirk è stato giusto un assaggio di quel che avremmo visto successivamente. Aveva senso partire da qui perché qui si verificarono gli episodi precedenti al D-day. Ma i dettagli storici li riservo ad un altro articolo. Proprio accanto al museo dell’ operazione Dynamo si trova anche un museo di arte contemporanea che abbiamo deciso di non visitare per mancanza di tempo e perchè non volevo partire subito col piede sbagliato con mio fratello…ci sarebbe stato il tempo successivamente per l’arte! Però dietro al museo si trova un parco di sculture nel quale mi sono chiaramente intrufolata per dare un’occhiata.

Non potevamo non fermarci poi alla Plage Malo-les-Bains, la grande spiaggia della città: vale la pena passeggiare su queste lunghe infinite distese di sabbia, ancora più suggestive quando il cielo è nero e carico di pioggia. Non sono un tipo da spiaggia, ma queste hanno una marcia in più, sono belle da renderle indescrivibili…sempre che piacciano gli scenari cupi e drammatici. Direi addirittura sublimi, per usare un termine romantico. La spiaggia prosegue per decine di chilometri oltre Dunkirk fino ad arrivare al Belgio ed oltrepassare il confine. Lungo questa lunghissima spiaggia si trovano alcune piccole località, non lontane da Dunkirk, presso le quali credo valga la pena fermarsi. Il mio consiglio è di visitare più spiagge facendo delle piccole soste e spostandosi in auto; un pomeriggio basterà per ammirare i relitti di alcune navi ed i resti delle fortificazioni belliche parzialmente inghiottiti dalla sabbia. I bunker, ormai supporto per graffiti e totalmente dissimili da quello che furono, oggi, nel loro emergere distorto dalla sabbia, sembrano delle navicelle spaziali. I relitti delle navi sono visibili solo nel momento della bassa marea, che è certamente la fase del giorno in cui ci si può godere meglio questo luogo. Ad agevolare l’individuazione dei relitti ci sono numerose boe gialle tutto attorno. Tenete in mente che più è bassa la marea più cose si vedranno!

Quindi, da Dunkirk ci siamo spostati verso le spiagge più a nord, quella di Leffrinckoucke e di Zuydcoote, parte della bellissima Riserva Naturale de la Dune Marchand. La riserva vanta la presenza di dune giganti, vere e proprie collinette da scalare e nelle quali vagare, facendo naturalmente attenzione a non sprofondare! Fortunatamente siamo arrivati nel momento della bassa marea, potendo assistere ad una vera e propria effimera forma d’arte naturale: il mare che si ritira lascia indietro conchiglie, alghe, la traccia dell’increspatura dell’acqua, fantasiose pozzanghere. Inevitabile anche la presenza di alcune creature, come le immense meduse blu, che da lontano ingannano lo sguardo, sembrando quasi delle polle d’acqua.
Ho camminato a lungo sulla spiaggia, persa nel rumore del mare e dello scricchiolio delle conchiglie sotto ai piedi, giocando con le boe spiaggiate e scovando reperti di varia natura.

Giorno 2 – la Costa di Opale e Rouen

Vento a 100 km orari e piogge torrenziali hanno reso le prime due ore della giornata poco praticabili. La nostra prima tappa è stato Cap Blanc nez, un faro che delimita l’inizio di un meraviglioso percorso lungo la Costa di Opale, le Grand Site des deux Caps. Io e mia mamma siamo state le uniche ad uscire dalla macchina ma con scarso successo. Ci siamo soltanto inzuppate completamene d’acqua in pochi secondi, giusto il tempo di scattarci un selfie e siamo tornate di corsa dentro l’auto. Il faro lo abbiamo visto da lontano; per raggiungerlo, d’altra parte, bisogna percorrere un breve tratto di strada a piedi, qualche centinaio di metri, cosa che, con le condizioni meteo in corso, non è stato possibile fare. Vale la pena, con bel tempo, fare dei trekking in zona per ammirare le scogliere di gesso altre oltre 130m.
Il sito dei due capi si chiama così poiché si tratta di un’insenatura sulla Manica delimitata da due fari: Cap Blanc Nez e Cap Gris Nez. Questi distano 14km l’uno dall’altro, che noi abbiamo ovviamente percorso in macchina. “Approfittando” del maltempo abbiamo optato per visitare un vicino museo, Batteria Todt – Musée du Mur de l’Atlantique, in località Audinghen. Sappiamo bene che ovunque mi sposti la “nuvoletta di Fantozzi” mi segue! Infatti il museo era chiuso in extremis a causa di un allagamento. Lo abbiamo osservato per breve tempo esternamente, dispiaciuti di non potervi entrare poichè si tratta di un particolare esempio di riconversione culturale di un edificio bellico. Il museo è infatti allestito all’interno di una delle quattro batterie di Todt, giganteschi bunker realizzati dai tedeschi per bombardare la costa inglese. Parliamo di poche decine di km tra la Francia e l’Inghilterra, separate dal Canale della Manica, ma che come distanza da coprire per dei cannoni è qualcosa di impressionante! Dentro ad ogni batteria si trovava un unico immenso cannone, parte dello smisurato sistema difensivo tedesco del Muro Atlantico. Non potendo visitare il museo, siamo andati alla ricerca degli altri bunker, i quali oggi sono edifici in stato di abbandono. Finalmente aveva smesso di piovere, così, completamente nelle mani di mio fratello, abbiamo iniziato a vagare per capire dove si trovassero. Mio fratello Tommaso nutre da sempre l’interesse per l’ambito bellico e ne sa decisamente più di me, quindi mi sono messa umilmente nelle sue mani in un paio di situazioni.
Abbiamo accostato all’improvviso a ridosso di un sentiero che entrava nella vegetazione. Con i piedi nel fango, dopo soli 10 minuti ci siamo ritrovati di fronte un terrificante gigante. Eravamo al cospetto del bunker n. 4. della batteria di Todt (qui la posizione). Ci siamo arrampicati fino ad affacciarci sul vuoto lasciato dal cannone, oggi riempito d’acqua, piante e sporcizia. La quasi intera superficie in cemento è ricoperta di murales colorati che addolciscono l’impatto spaventoso che provoca questo luogo parzialmente crollato su se stesso.
Il cielo si stava aprendo e voltandoci abbiamo potuto vedere chiaramente le bianche scogliere di Dover oltre il mare. E’ stata un’esperienza emozionante che senza Tommi mi sarei di sicuro persa. In storia sono una capra, figuriamoci se sapevo cosa fosse un batteria prima di quel giorno! Certo, esclusa quella che si suona ovviamente. Devo dire che mio fratello è stato un tassello fondamentale durante tutto il viaggio. Grazie ai posti in cui ci ha trascinati, nel mio caso ammetto anche controvoglia talvolta, e a tutto quel che ci ha spiegato, oggi ho una visione molto più chiara di quello che accadde in Normanida.


Prima di lasciare questa zona siamo andati a dare uno sguardo al vicino Cap Gris Nez, per goderci il panorama, dato che finalmente le nuvole si erano dissolte. Il paesaggio è incantevole: le case sono letteralmente incastrate nelle verdi colline, a ridosso di un mare blu e agitato, mi ha ricordato molto l’Irlanda. Anche qui vi sono diversi punti di interesse storico (fortini, bunker, resti vari…), ma non potevamo soffermarci troppo, così, verso ora di pranzo, ci siamo lasciati la costa alle spalle in direzione Rouen.

Rouen è una città ricca di storia e tradizione, è inoltre il capoluogo della Normandia, le cose da vedere sono tante, pertanto un solo pomeriggio non è assolutamente sufficiente, ma non avevamo tempo ed io avevo bisogno di farmene almeno un’idea. Quel che forse la rende più nota è la figura di Giovanna D’Arco, intorno alla quale ruota un’enorme fetta del turismo in città. All’eroina medievale è dedicato un museo all’avanguardia, l’Historial Jeanne d’Arc. In base agli interessi, è una buona occasione per approfondirne la storia, ma noi abbiamo deciso di saltarlo. La nostra fermata principale a Rouen è stata l’enorme Cattedrale gotica, Notre Dame, che domina il centro, un’opera d’arte a 360°: dal punto di vista architettonico, delle sculture, delle tombe, le vetrate e della sua storia. All’interno della chiesa, in un sarcofago scolpito, è custodito il cuore di re Riccardo Cuor di Leone, che qui volle lasciare il pezzo di sé più prezioso. La cattedrale di Rouen costituisce poi un’imperdibile tappa lungo l’itinerario degli Impressionisti in Normandia poichè Claude Monet la immortalò nei suoi dipinti ben 30 volte, dipingendola in ogni ora del giorno, affascinato da come la luce ne cambiava l’aspetto, momento dopo momento. Siamo rimasti a lungo all’interno di questo colosso di pietra, ammirando le meravigliose vetrate ed ogni singolo dettaglio. E’ uno di quei luoghi che fa sentire tanto piccoli, rispetto allo spazio e al tempo.

Usciti dalla cattedrale abbiamo proseguito con un breve itinerario del centro per andare ad ammirare le case a graticcio in Rue des Amiens. Sembra di essere in una fiaba in questo susseguirsi di edifici storti e colorati, tra i numerosi negozi antiquari e i café che rendono il tutto una tipica cartolina francese. La più famosa di tutte le case a graticcio si trova però in Place Barthélemy 4, detta anche la maison qui penche (la casa pendente). Sulla stessa piazza si affaccia un’altra splendida chiesa, rifinita di elegantissimi merletti di pietra, l’Église Saint Maclou. Ultima breve sosta a Rouen è stato infine il grande orologio rinascimentale, un vero gioiello posto su di una arco che sovrasta la strada, ricco di simboli e particolari tutti da leggere.
Il tempo in Normandia è imprevedibile, un attimo prima c’è un sole accecante e poco dopo il cielo ti si riversa addosso. In pieno diluvio ci siamo rinfilati in macchina e diretti verso il nostro alloggio. Nel mentre, di fronte agli occhi di mio fratello, iniziava a delinearsi con orrore la prospettiva di un viaggio in cui l’arte avrebbe giocato un ruolo importante, eccessivo per i suoi standard, ignaro di essere nella terra degli impressionisti. Ma di liti e bisticci parlerò più avanti!

Dove dormire: abbiamo pernottato in un posto a 20 minuti circa fuori Rouen, a Saint Étienne du Rouvray. Come per tutto il viaggio abbiamo scelto una casa in cui poter cucinare il nostro cibo ed essere completamente autonomi. Tutte le case tradizionali francesi hanno un che di scomodo nel loro svilupparsi in verticale, con scale ripidissime, strette e scricchiolanti; i servizi, quali cesso e quant’altro, sono dislocati a casaccio, quasi mai dove te li aspetti. Ma al di là del piccolo gap culturale, sono certamente l’opzione più tipica e conveniente. Costo totale: 72€

Giorno 3 – Giverny e la Costa di Alabastro

Stava iniziando un’altra lunga e bellissima giornata! Come sempre, di buon’ora ci siamo messi in moto, con destinazione Giverny, il famoso villaggio tanto amato dall’artista impressionista Claude Monet. Ho cercato per quanto possibile di selezionare pochi luoghi d’arte in Normandia, ma a quanto pare sono risultati fin troppi per mio fratello, insofferente a musei ed eccessive imbuzzate artistiche (posso comprenderlo in un certo senso!). Avrebbe voluto dedicare l’intero viaggio ai luoghi della seconda guerra mondiale, ma non potevo farlo, spero mi perdonerà un giorno. Sicuramene la guerra ha giocato un ruolo imprescindibile nella storia di questo paese, ma non è l’unica a cui dedicarsi. La Normandia ha una storia antica, molte popolazioni si sono avvicendate sul suo territorio ancor prima del Medioevo; decine di personaggi storici si sono innamorati del suo territorio edificando castelli; un territorio così particolare, fatto di carismatici paesaggi, campagne colorate e mari burrascosi. Giverny è certamente tra le tappe imperdibili. Il piccolo paese sembra la materializzazione del sogno. E’ semplicemente un incanto. Appena scesi dall’auto, nell’aria frizzante della mattina, la mia vista è stata invasa dai fiori: un’incalcolabile quantità di specie di fiori abbelliscono ogni angolo, giardinetto e aiuola. In questo contesto fiabesco si trova era la casa museo e giardino di Monet. Pensavo che saremmo stati molto meno, ma la bellezza di questo posto merita una sosta lenta. La visita inizia con gli interni della coloratissima casa dove dimorò in età avanzata l’artista e dove anche morì. Si prosegue poi nel giardino che ha ispirato alcune delle tele sue più note, tra cui le ninfee. Nel mio immergermi tra piante e fiori posso qui aggiungere un’altra nota di merito sul mio curriculum di “insettofobica”. Circondati dal bello, la paura non si sente e mi sono immersa allegramente per ore nella vegetazione fiorita e ronzante.
Dopo il Museo, la visita del paese può proseguire lungo un itinerario segnalato di circa 1km che passa dal Museo degli impressionisti (non visitato per mia bontà d’animo), sino alla chiesa ed al piccolo cimitero del paese. Qui si trovano le tombe della famiglia Monet, incluso il grande artista. Non manca poi, come in ogni luogo della Normandia, anche un memoriale per i soldati caduti.

Al posto della pausa pranzo, a questo punto, ci siamo rimessi in viaggio per andare a visitare la città di Fécamp, lungo la costa, prima località della Costa d’Alabastro. I miei pranzi in viaggio sono quanto di più deprimente su questo mondo: tristi panini stopposi mangiati in auto. Ma è davvero l’unica via per risparmiare cifre consistenti e tanto tempo.
Siamo in poco tempo arrivati a destinazione. Quel pomeriggio il cielo non si è dato pace, lo avrò visto cambiare innumerevoli volte. Ho percepito fin da subito il carattere forte ed autentico della piccola Fècamp, una città costruita nel segno del sacrificio e della fatica di generazioni e generazioni di pescatori. Da qui, uomini forgiati dal mare, per secoli sono salpati coi loro pescherecci verso Nord. Nelle gelide acque artiche della Terre-Neuve, poco distanti dalla Groenlandia, trascorrevano mesi dedicandosi notte e giorno alla pesca dei merluzzi e delle aringhe. È possibile ripercorrere questa avvincente storia ed ogni evento legato alla città visitando il bellissimo museo sul porto. Les Pêcheries, ex essiccatoio per il merluzzo ed affumicatoio di aringhe, oggi sono un moderno museo panoramico sulla città. Consiglio assolutamente una visita!
In un primo momento avremmo voluto visitare anche il Palais Bénédectine, ma purtroppo è possibile solamente con una guida ad orari prestabiliti; questo non ci avrebbe lasciato il tempo per fare altro. Per chi può, la visita costa circa 15€ e prevede una degustazione del liquore tipico che qui i monaci Benedettini producono da sempre. È stato un peccato perderselo; suggerisco di trascorrere un’intera giornata a Fécamp poichè è luogo di celestiale bellezza.
Subito dopo il museo, l’odore del mare, del pesce e il vento ci hanno condotti sul lungomare, nell’ora più bella della giornata. La luce dorata di un tramonto al suo principio, si rifletteva splendente sulla spiaggia di ciottoli e sulle ripide scogliere. Un’insenatura di suggestiva bellezza abbraccia la cittadina. Così, estasiata da tutto questo, mi sono seduta sulla spiaggia con gli altri a fissare il mare, indifferenti al vento che quasi ci spostava.

Dove mangiare e dormire: in una città tanto autentica non potevamo non tentare un assaggio della cucina locale! Quella sera abbiamo cenato in un ristorante del centro, la Table de Benoit, a cui darei un 8 scarso a causa del cifre vertiginose e delle porzioni non molto abbondanti. I ragazzi se ne sono venuti via con la fame purtroppo. Sulla qualità però non si discute; abbiamo mangiato una vellutata di cavolfiore con nocciole tostate e del merluzzo con le verdure veramente buonissimi.
L’alloggio scelto per la notte era decisamente più confortevole di quello della notte precedente e a due passi da tutto ciò che c’è da vedere a Fécamp. Costo totale: 102€

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