Guida alla visita di Reykjavik: cosa fare e vedere nella capitale più a Nord del mondo

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1. Laugavegur e il centro storico
2. Le piscine termali
3. Musei e gallerie d’arte
4. Cosa mangiano gli islandesi?

Sono arrivata a Reykjavik una tarda sera d’inizio marzo. Faceva abbastanza freddo, ma niente di intollerabile; non ho mai conosciuto il vero freddo islandese nei mesi che ho trascorso lì. Sarà stato a causa del periodo o del surriscaldamento globale, chissà!
Nei giorni precedenti al mio arrivo un’inclemente tempesta aveva ricoperto la città e costretto la gente a non uscire per un paio di giorni e le tracce ne erano ancora ben visibili lungo il tragitto dall’aeroporto al centro città. Dal finestrino del taxi mi sono goduta il viaggio verso quella che nelle settimane future sarebbe diventata la mia casa. Avevo prenotato una stanza vicino al centro città in un appartamento trovato su airbnb per le prime notti. Con me c’erano mia mamma e la sua amica Ileana, venute un po’ per assistermi nel trasloco, un po’ per farsi una vacanza, giustamente. Qui potete leggere l’articolo di mia mamma su quest’esperienza!
Quella sera abbiamo mangiato un panino al volo e siamo andate a dormire, avrei iniziato ad esplorare la città il giorno dopo.
Al mattino la neve era ancora lì, ma nel giro di un paio di giorni sarebbe scomparsa e non avrebbe più veramente nevicato a Reykjavik per il tempo che avrei trascorso lì. Davanti ai miei occhi una città nuova, estremamente ordinata, con auto gigantesche parcheggiate lungo la strada e che educatamente si incanalavano lungo le piccole strade di questa insolita capitale.

Reykjavik sorge su una sorta di altura ed è bellissimo percorrere le strade che in discesa conducono al mare fra le viuzze piene di case abbellite da murales e porticine colorate. La città si affaccia su una baia (il nome della città significa appunto baia fumosa) riempita da un nero e gelido mare glaciale, circondato da basse montagne costantemente innevate. Reykjavik è probabilmente l’unica vera città d’Islanda e, per quanto piccola, offre innumerevoli modi per riempire il tempo. Gli Islandesi hanno il grande merito di sapersi dare da fare senza tirarsela troppo; sono riusciti a creare una meravigliosa piccola metropoli dal nulla, perfettamente funzionante, estremamente viva, allegra e colorata. Anche nei giorni più cupi, quando il vento è talmente forte da non poter neppure tenere gli occhi aperti, a Reykjavik sembra ci sia il sole.
Sviolinate a parte per la città che mi ha rapito l’anima, di seguito cercherò di riassumere cosa è possibile fare e vedere a Reykjavik, quali sono i luoghi veramente imperdibili, dove fermarsi per una fetta di torta e un tè all’ora della merenda, oppure per una calda zuppa a cena. A tal riguardo troverete anche altri dettagli ed un diverso punto di vista ancora una volta nell’articolo di mia mamma, dedicato a tutti coloro che desiderano visitare l’Islanda con sede fissa a Reykjavik. Mentre qui, sono raccolti tutti gli articoli che riguardano il mio itinerario per un on the road intorno all’Islanda.

Laugavegur e il centro storico

Ho percorso Laugavegur decine di volte. La strada da dove abitavo a dove lavoravo era lunga, circa tre quarti d’ora a piedi, ma non mi è mai venuta voglia di prendere un autobus, perciò non saprei sbilanciarmi in un giudizio riguardante i mezzi pubblici islandesi. Percorrere la via principale del centro era ogni giorno un piacere. Questa lunga strada taglia quasi l’intera città. Lungo il tragitto si incontrano decine di negozi, estremamente diversi dai nostri: nessuna grande catena, ma prevalentemente negozi di souvenir, di artigianato locale, di gomitoli di lana e meravigliosi maglioni (alla modica cifra di 200€ l’uno e che ho dolorosamente lasciato lì), negozi di attrezzature per escursionisti e così via. Laugavegur sul finire devia bruscamente a sinistra e, una strada in salita, Skolavordustigur, conduce alla famosa cattedrale della città. Prima di raggiungere la cima dell’altura consiglio vivamente di fermarvi al Babalù Cafè. Io adoro in maniera smodata i posti come questo: colorati, caldi e profumati, dove potersi gustare una tazza di tè e una grassissima fetta di torta (sempre e solo carrot cake per la sottoscritta!).
Hallgrimskirkja, la cattedrale, domina la città come un grigio fantasma di cemento. Sono frequenti in Islanda le chiesette in stile contemporaneo ed estremamente particolari, come quelle di Olafsvik e Stykkisholmur. È possibile salire sulla cima della cattedrale per 700 kr., cosa che non ho mai fatto, ma dice si goda di una super vista da lassù. Vorrei consigliare piuttosto le girelle alla cannella che servono in un panificio lì vicino, Braud & Co, in Frakkastìgur 16. Sì, siamo già alla seconda merenda nel raggio di 200m.
Da qui si può continuare a percorrere Frakkastìgur che porta proprio di fronte alla famosa scultura The Sun Voyager, che si affaccia sulla baia lungo Saebraut (il lungomare). Dopo aver ammirato l’argentea scultura se si prosegue a sinistra, verso il porto, si nota immediatamente il centro culturale e concert hall dell’Harpa. Si tratta di un vero capolavoro d’architettura contemporanea, realizzato dal poliedrico artista Olafur Eliasson, che personalmente adoro, ma avrò modo di tesserne le lodi più avanti. Andando ancora avanti si va verso l’antico porto dove il panorama urbano si fa interessante. Vi consiglio di spingervi sempre più avanti. Questa zona è un cantiere a cielo aperto e percorrendola si noteranno numerosi locali, un supermercato, compagnie di noleggio auto e tour operator per escursioni di whale watching, nonché numerosi spot per fotografie bellissime. In questa zona ci sono un paio di posticini che mi sento di consigliare. Decisamente meraviglioso, tipico locale da lupi di mare, è il ristorante Saegreifinn (sea baron) che serve una fantastica zuppa di aragosta e spiedini di pesce fresco che si scelgono direttamente dalla vetrina vicina alla cassa; qui servono anche il filetto di balena. Ci sono stata ben tre volte, ma c’è anche molto altro nelle vicinanze.
Nel periodo della mia permanenza, la mia galleria stava lavorando all’allestimento di Marshall House, un polo culturale-artistico, che ospita gallerie e spazi espositivi, nonché uno degli studi di Olafur Eliasson. Ho personalmente pulito gli infissi e i pavimenti di questo posto, quindi una sosta è d’obbligo. Si raggiunge proseguendo dritto su Myrargata e poi proseguendo sulla destra continuando a seguire il profilo del porto; si trova proprio al culmine della banchina. Altro buon motivo per spingersi così ai margini della città è la fabbrica di cioccolato Omnom proprio di fronte Marshall House.
Altro quartiere da non perdersi è Laugardalur, dove si trovano lo zoo, i giardini botanici, la piscina termale più gettonata della città e altri bei musei. Infine, fra le attrazioni più belle, c’è il Tjornin, laghetto nel cuore della vecchia Reykjavik, sul quale si può pattinare d’inverno e dare da mangiare alle anatre quando sgela.

Le piscine termali

L’innumerevole quantità di vulcani e sorgenti geotermali, fa dell’Islanda il paradiso delle spa e delle piscine termali. Quasi tutte le abitazioni fuori dai principali centri abitati possiedono delle piscine private. Anche agli Islandesi di città piace molto concedersi lunghe ore in piscina e così li ho imitati spesso. Ho provato alcune delle piscine in città, ma devo ammettere di non essere mai stata alla celeberrima Laguna Blu, che invece si trova appena fuori Reykjavik. Posso dire a mia discolpa che l’ho fatto perché il biglietto costa veramente troppo ed una analoga struttura a Nord è molto più bella, le piscine geotermali di Myvatn. Ma questa è un’altra storia che potete leggere nell’itinerario del giro intorno all’isola, giorno 3.
Nel centro di Reykjavik ci sono numerose piscine termali pubbliche, otto per la precisione, certo non bellissime, ma ha sempre il suo fascino farsi un bagno nell’acqua bollente all’aria aperta con vista sui tetti. Ecco qui la lista quasi completa: Kòpavogslaug, Alftaneslaug, Vesturbaejarlaug, Sunhollin, Laugardalslaug, Sundlaug Breidholts, Arbaejarlaug, Grafarvigslaug. La cifra è più che onesta, siamo sui 7-10€ per sostare qualche ora. Tutte le piscine termali d’Islanda comunque sono tracciate su questo sito, in base all’area del paese: Swimming in Iceland.

Musei e Gallerie d’arte

Ma veniamo all’argomento che più mi interessa, l’arte, perché l’Islanda non è solo paesaggi.
La piccola Reykjavik sorprenderà per il modo prorompente con cui si pone sulla scena artistica internazionale, potendo tranquillamente competere con capitali molto più grandi. In Islanda sembra ci sia una vera e propria vocazione alla cultura, essendo gli islandesi anche dei grandi lettori, nonché amanti della musica e di tutte le arti. Rimanendo prettamente in tema artistico, la città è cosparsa di gallerie d’arte contemporanea e negozietti di raffinato design e artigianato, che vendono oggetti estremamente particolari, realizzati con materiali prodotti localmente, fra cui la lana e la ceramica. La lana islandese è meravigliosa e cara come poche! Ma se siete abili con la maglia potreste anche decidere di acquistare qualche gomitolo e realizzare un maglione islandese fai da te.

Fra le principali gallerie c’è la i8 Gallery, nella quale ho svolto uno stage di un paio di mesi e fatto una delle esperienze lavorative più belle della mia vita. Tanto breve quanto intensa si direbbe. La galleria si occupa prevalentemente di artisti islandesi e tedeschi ed è il principale sponsor in Islanda del grande Ólafur Elíasson, artista e architetto dedito perlopiù a tematiche ambientali e astronomiche e che ho avuto l’immensa fortuna di conoscere…sebbene lui non penso si ricorderebbe di me neanche sotto tortura. Sempre dello stesso circuito fa parte Marshall House, centro espositivo d’arte contemporanea. Qui si trovano anche uno degli studi di Elíasson e delle gallerie: The living art museum e la bellissima Kling & Bang. Capita spesso inoltre che la sera ci siano eventi di inaugurazione o presentazione di libri ospitati nelle gallerie, eventi nei quali la comunità è molto coinvolta ed ai quali vi consiglio di partecipare se vi capita.
Parallelamente alle gallerie ci sono anche un gran numero di musei meravigliosi adatti a tutti i gusti e, siccome i musei sono la mia grande passione, credo di averli visitati tutti nei giorni che ho trascorso a Reykjavik. Ogni volta che avevo un paio d’ore cercavo di dedicarmi ad un pezzettino di questa entusiasmante città. Di seguito elenco i musei che meritano assolutamente la visita. Il primo per stravaganza è certamene il Museo Fallologico. Sì, esatto, il museo del pene. In esposizione si ammirano decine e decine di esemplari di peni animali in formaldeide, ma anche sculture, fotografie e il calco dei falli dell’intera nazionale islandese! Meno esilaranti, ma piuttosto interessanti, sono poi la Galleria Nazionale d’Islanda (nello stesso biglietto anche la Collezione Ásgrímur Jónsson e il Museo Sigurjón Ólafsson), il Museo Nazionale, il Museo d’Arte e il Centro Culturale Þjóðmenningarhúsið. Dal momento poi che ci si trova al cospetto di Hallgrìmskirkja, non si può non visitare il museo dedicato al più importante scultore islandese Einar Jonsson proprio lì a fianco. Tuttavia, se non si vogliono spendere soldi per il biglietto, vale la pena farsi un giro nel giardino di sculture retrostante ad accesso gratuito.
Altro museo che mi ha lasciata senza parole, più che altro per la location, è il Museo Sigurjón Ólafsson. Affacciato sulla baia di Reykjavik, è un ottimo pretesto per una lunga passeggiata costeggiando il lungomare, fino a raggiungere il moderno edificio che un tempo era lo studio dello scultore. Tutto intorno al museo ci sono dei sentieri che permettono di godersi in tranquillità il panorama e il rumore del mare.
Infine, un pochino fuori dal centro si trova il museo open air Borgarsofusafn, che consiste nella riproduzione fedele di un villaggio islandese del passato, ovvero precedente all’epoca dell’industrializzazione.

Cosa mangiano gli islandesi?

Concludo con qualche riga dedicata ai piatti e ingredienti tipici islandesi, perchè penso fermamente che mangiare faccia gran parte del viaggio. Sono numerosi in effetti i piatti tipici, e molti di essi legati ad una storia fatta di sacrifici ed isolamento, dovuti alla remota posizione ed alle condizioni meteorologiche estreme. Fra le grandi specialità islandesi c’è lo squalo putrido, in lingua originale Hakarl. Commestibile? Onestamente non saprei dire perchè a chiunque abbia chiesto me lo ha sconsigliato per il pessimo sapore, ma è una reminescenza di tempi in cui durante i lunghi mesi invernali i contatti col mondo erano pressoché nulli, così come la possibilità di spostarsi per procacciarsi del cibo, quindi l’unica soluzione erano le scorte, scorte di qualsiasi genere e conservate in qualsiasi modo. Altra grande prelibatezza è la testa di pecora, inquietante ma gustosa; la capra e la pecora sono tipi di carne alla base dell’alimentazione islandese e si mangia tutto, organi e genitali inclusi. Veniamo poi alla balena, servita sotto forma di carpaccio, ma anche di bistecca. Sembrerà una barbarie, ma ricordiamo che ogni paese fa con quel che ha, e che l’Islanda è rimasta uno dei pochi paesi al mondo in cui la caccia alla balena (contingentata ovviamente!) è ancora legale. Continuando questa carrellata dell’orrore, shame on me, ho trovato estremamente interessante la pulcinella di mare. Esatto, quei teneri uccellini dal becco colorato che tipicamente nidificano sulle isole sperdute dei mari del nord. Altra grande specialità è infine il pane di segale (Rúgbrauð), realizzato in un modo unico, ovvero utilizzando il calore geotermico di cui l’Islanda, come si sa, è ricchissima. Questo pane viene letteralmente cotto sotterrando l’impasto e lasciando che cuocia a contatto col calore sotterraneo, che poi tanto sotterraneo non è: basta fare una buchetta in alcuni punti specifici e appena poche decine di centimetri sotto il suolo ci sarà una temperatura più che sufficiente a far cuocere la pagnotta. Incredibile ed incredibilmente green no?!
Tornando un po’ ad alimenti più familiari, i più diffusi sono chiaramente il pesce, secco, fritto o sotto forma di zuppe di mare, come la squisita zuppa di aragosta già decantata, ed i formaggi, come lo Skyr, una sorta di yogurt. Infine, per gli stomaci più tosti, conviene annaffiare il tutto con il Brennivìn, il distillato tipico d’Islanda prodotto dal grano o dalla patata.
Basta, non ho provato altro, ma spero possa comunque essere una soddisfacente panoramica culinaria su questa tanto piccola quanto sbalorditiva terra.

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