Islanda on the road – giorno 2 -Sballottate per terra e per mare, da Snaefellsnes ai fiordi del Nord

Ci siamo lasciati qualche giorno fa che mi lamentavo sulle funeste condizioni atmosferico del nostro primo giorno di viaggio (qui il link all’articolo del Giorno 1), ma finalmente ecco il bel tempo!
Alle 13.00 ci attendeva la Arctic Sea Tour per un’escursione di whale watching. Siamo partite presto da Stykkisholmur, perché ci distanziavano dalla nostra meta 370km, che lungo le strade islandesi si traducono in quasi 5 ore di viaggio. Per far prima, non ci siamo mai fermate, sfrecciando per lande meravigliose, godendo finalmente di una buona visibilità. Forse un po’ per sbaglio, abbiamo imboccato una di quelle strade fuori dal Ring che ogni guida si raccomanda di non prendere, ma ne è valsa decisamente la pena! Ci siamo sparate almeno un’ora su uno sterrato pazzesco, fra zone brulle, campi di lava, fiumiciattoli e distese infinite di meraviglia. A lungo ci ha circondate un paesaggio marziano, variegato di rosso e nero, così desolato eppure così rassicurante. Forse è stato il giorno più bello, dal punto di vista del tempo passato in auto e purtroppo non ci sono foto che lo documentino perchè non c’è stato il tempo di fermarsi.
Ad un certo punto però l’idillio è finito perché la tacca della benzina ha inquietantemente iniziato a scendere. Completamente sperse nel nulla, ultimo essere umano intravisto ore prima, a circa 80km dall’arrivo e nessun distributore all’orizzonte, il serbatoio è entrato in riserva. Avevamo fatto il pieno prima della partenza, ma non è stato chiaramente sufficiente (forse per la sostenuta velocità mantenuta per più di tre ore consecutive…). Non so quale santo ci abbia assistito, ma con una manciata di chilometri di autonomia abbiamo raggiunto Dalvìk e, come se fosse un miracolo, abbiamo visto apparire un distributore di benzina alle porte della città. Eravamo in ritardo, ma non importava, dovevamo fare benzina! Così, con il classico fashion late che si conviene a due ragazze italiane in trasferta into the wild, siamo arrivate mentre il nostro gruppo già si avviava alla barca, dovendo ovviamente anche aspettare che ci vestissimo adeguatamente. Siamo salpati dal porto di Dalvìk, piccola cittadina affacciata sul grandissimo Eyjafjörður, nell’estremo Nord dell’Islanda, uno dei luoghi migliori per avvistare le balene. L’imbarcazione era abbastanza piccola e ricordo come fosse ieri le tremende oscillazioni dovute al mare mosso ed il mal di mare che non mi ha abbandonata neppure per un secondo. Ma quando i giganti del mare sono apparsi, tutto è passato in secondo piano. La vista delle balene, così immense e così pacifiche, di fianco alla barca, è stata un’emozione indescrivibile ed irripetibile. Le abbiamo rincorse per un bel po’ e, nei loro tentativi di evitarci, si mostravano meravigliose emergendo di tanto in tanto e mostrando le grandi code, sullo sfondo di un mare nero contornato da montagne innevate. Nel frattempo si è anche svolta un “battuta di pesca” e Serena ha tirato su il malloppo più grande: un pesce enorme che è stato il nostro pranzo alla fine del tour, mangiato con piacere nonostante la nausea. Queste sono le giornate che amo!
L’escursione ha un costo di 9.900 corone a persona (circa 60€), per una durata di circa 3 ore. Conclusasi la nostra esperienza da lupi di mare, ci siamo nuovamente messe in marcia fino a raggiungere Akureyri, una delle principali città islandesi, dopo Reykjavik e Husavik. Avremmo voluto tirare fino ad Husavik, ma avrebbe preso troppo tempo. Ad Akureyri ci siamo sistemate nel nostro ostello e poi ci siamo dirette alle terme della città, le Akureyri Thermal Pools, che distavano pochi minuti a piedi dall’ostello. Dopo un lungo viaggio ed una altrettanto impegnativa escursione, ci voleva proprio un bel bagno ristoratore in un’acqua a 35°, mentre fuori nevischiava. In Islanda, vista l’abbondante quantità di sorgenti termali dovute all’enorme energia geotermica del sottosuolo, va molto di moda fare regolari bagni nell’acqua calda, o recarsi presso le piscine riscaldate per farsi una nuotata, tutto sempre regolarmente open air. Esistono anche numerose soluzioni gratuite, andandole a cercare in zone più remote; altrimenti ogni centro abitato (e molte strutture ricettive) hanno le proprie piscine pubbliche alle quali si accede con cifre contenute. Generalmente funziona come da noi, ci sono numerose vasche a differenti temperature. Nonostante fossimo intorno agli 0° la vasca più calda per me è stato uno shock ed ho rischiato il mancamento, per non dire che una volta riemersa sembravo decisamente un’aragosta pronta per il banchetto!
Dove dormire: Guesthouse Brekkusel ad Akureyri

Altro da vedere dall’Ovest al Nord…
– Lasciata Stykkisholmur può essere una valida alternativa, prima di proseguire verso l’Islanda settentrionale, deviare per almeno un paio di giorni verso i fiordi dell’Ovest, raggiungibili anche in traghetto proprio da Stykkisholmur. Questa è una zona che è meno facilmente inclusa nel tour classico, ma altrettanto bella. Volendo arrivare via terra, bisogna lasciare la Ring Road per avventurarsi in quella che è una vera e propria grande penisola scavata da immensi fiordi, e percorrere prevalentemente le strade n. 60 e n. 68. La città principale di questa zona è Isafjordur, che prende il nome dal fiordo più grande di questa regione.
– Un’altra bellissima chiesetta sperduta: la Saurbaejarkirkja nel Patreksfjordur.
– Un’altra breve tappa da inserire lasciando i fiordi dell’Ovest potrebbe essere anche la grande roccia diHvitsercur, somigliante ad un’incredibile cattedrale di pietra in mezzo al mare. A questo punto, assurdo non approfittare per una visita alla chiesa più antica d’Islanda, Grafarkirkja nella penisola di Skagi.

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