Islanda on the road – giorno 1 – la Penisola di Snaefellsness al di là della nebbia

Con questo articolo si apre il diario di bordo del mio breve itinerario in auto in Islanda. Ad ogni giorno sarà dedicato un articolo, perché il viaggio sì è stato breve, ma è stata senza dubbio un’avventura che ha lasciato forte il suo segno. Ho avuto soli sei giorni per completare il giro dell’isola e vedere alcuni dei posti più iconici dell’Islanda; ma nonostante il limitato tempo a disposizione, come sempre mi accade, le cose da raccontare sono tante. Perciò cercherò di ripercorrere passo passo questo viaggio, e fra un racconto e l’altro, inserirò tutte le varie tappe ed informazioni utili su cosa vedere, dove dormire, le escursioni più belle da fare e anche indicazioni sui posti che non sono riuscita a vedere, in modo da creare anche per me stessa degli appunti per un nuovo viaggio in Islanda, magari in un’altra stagione, magari con nuove compagnie.
I viaggi sono esperienze tutte diverse fra loro. Li amo per questo. Fatti di avventure, ma soprattutto, nel mio caso, di disavventure, momenti di panico ed un’abbondante dose di sfortuna.
Serve spirito di adattamento e tanta tenacia per affrontare un simile tour de force e tirare avanti nonostante il tempo faccia di tutto per ostacolarti.
Come dicevo, il mio itinerario è durato 6 giorni, un tempo sufficiente per fermarsi ad ammirare le attrazioni più famose. I sei giorni non comprendono la visita di Reykjavìk, per la quale rimando all’articolo dedicato. Volendo calcolare un tempo giusto per un primo viaggio in Islanda però, il mio consiglio è di prendersi una decina di giorni: 2 per Reykjavìk, 6 per fare il giro dell’isola e un paio di giorni di comporto per sopperire agli imprevisti.
Come sempre, sono partita con la mia amica Serena, che, per chi mi legge, sarà ormai una presenza familiare. Dato che abitavo là, non si è fatta fuggire l’occasione di venirmi a trovare! Dovevamo essere in quattro; due baldi giovani – il mio (ex)ragazzo e il suo amico – avrebbero dovuto accompagnarci in questo viaggio, ma il fatto è che lui mi ha piantata qualche giorno prima del mio trasferimento, quindi è così capitato che rimanessimo in due. Cioè, i due baldi giovani ci sono venuti davvero fino in Islanda – che poi, non ho mai capito il perché –, ma non sono mai partiti con noi per questo road trip, regalandoci una delle più belle avventure delle nostre vite.

Giorno 1 – la penisola di Snaefellsnes al di là della nebbia

Una notte brava il giorno prima di una partenza non è mai una buona idea, ma era una situazione troppo singolare per non cogliere l’occasione: un ex da riconquistare e un quartetto di giovani allo sbaraglio in una minuscola capitale piena di pub e locali. Quindi, bevuta dopo bevuta (da non meno di 15€ l’una) ci siamo addormentate troppo tardi e troppo allegre. Presto ha suonato la sveglia, ma di certo la sbornia non ci ha evitato di rispettare i piani; su certe cose siamo svizzere! Avevo ritirato a noleggio la macchina il giorno prima e con la nostra Dacia Duster, per le 8 del mattino, eravamo in viaggio verso la penisola di Snaefelsness, a circa 150 chilometri a Nord di Reykjavìk. Il disagio già era incombente ed al primo distributore abbiamo rischiato di perdere gli sportelli dell’auto a causa delle potenti raffiche di vento. D’altra parte, internamente allo sportello c’era scritto di fare attenzione alle folate del vento. Vorrei mostrare a tutti i posti da sogno che ho visto, ogni scogliera, piccolo paese e pezzettino di terra, ma il diluvio ci ha accompagnate per tutto il giorno, andando a compromettere la documentazione fotografica (di una me ancora poco alla ricerca di scatti artistici), nonchè il complessivo godimento della giornata. Lasciando Reykjavik, lungo la strada il paesaggio si fa, chilometro dopo chilometro, sempre più surreale e diventa impossibile non fermarsi continuamente a fissare ammutoliti il paesaggio, perciò un viaggio di due ore ne prende facilmente tre. Procedendo verso Snaefellsnes iniziano a comparire sconfinati campi di lava. Questi formano un mare di morbide dune, ricoperte da un tappeto d’erba che dà l’impressione di trovarsi a fluttuare su una distesa di nuvole verdi. Un’altra delle particolarità di questa zona è la presenza delle uniche aree boschive d’Islanda ad opera della Icelandic Forestry Association e fa strano vedere questi fazzoletti di foresta spiccare su un paesaggio pressoché desertico, con una vista senza ostacoli verso l’infinito. Lungo la strada ci siamo fermate anche ad ammirare un paio di cascate: Langàrfoss, vicino a Borgarnes , e all’Hitara parking view point. Una volta raggiunta la penisola abbiamo iniziato a percorrerla in senso orario, facendo alcune soste lungo la costa disegnata da scogliere e faraglioni neri, intorno ai quali stormi di gabbiani nidificano e fanno un gran chiasso, tra un’onda e l’altra, tra una tempesta e l’altra. Purtroppo a causa della pioggia forte e della nebbia, non abbiamo potuto fare altro che brevi soste, uscendo a malapena dall’auto. Siamo riuscire a visitare Arnarstapi, un piccolo villaggio di pescatori. Da qui, quando il tempo lo permette, è un gran classico fare la passeggiata panoramica che porta ad un altro paesino, Hellnar. Il percorso è lungo solo 2,5km. Procedendo poi sulla strada verso Ovest sono visibili anche i Pilastri di Londrangar (faraglioni neri di roccia basaltica), tramite un apposito punto panoramico.
Il grande protagonista di questa zona però è il ghiacciaio da cui prende il nome la penisola, lo Snaefellsjokull, reso famoso dal romanzo di Jules Verne, Viaggio al centro della terra. Il ghiacciaio si inserisce nell’omonimo Parco Nazionale che offre numerose opportunità di trekking ed escursioni, anche in motoslitta.
Pare ci siano anche delle spiagge fantastiche al di là dei banchi di nebbia che avvolgevano il panorama quel giorno, perciò segnalo anche come tappe importanti le spiagge di Djupalonssandur, Dritvik e Skardsvik.
Un po’ tristi per non poter fare molto, abbiamo proseguito il nostro itinerario soffermandoci ad Olafsvik attratte da una chiesa molto singolare, ipermoderna, e poi in direzione del Grundarfjordur, che offre uno degli scenari più famosi e spettacolari dell’Islanda. Icona indiscussa di tutte le copertine di riviste di viaggi in Islanda è il Kirkjufell, letteralmente la montagna-chiesa. Che dire, siamo rimaste con la voglia, perché la visibilità era di circa tre metri. Però mia madre un mese prima era stata più fortunata di noi, perciò per qualche soddisfazione in più leggete il suo articolo; nel frattempo io attendo il momento di tornare il Islanda per togliermi tante soddisfazioni rimaste in sospeso.
Per la notte ci siamo fermate in un piccolo paese nel punto più a Nord della penisola, a Stykkisholmur, nella casa di un omino molto singolare, con la barba più lunga che abbia mai visto, che passa le sue giornate in un salotto a suonare, seduto sul divano. La cosa più simpatica è che come prima cosa ci ha mostrato la via di fuga: una finestra sul baratro. Dopodichè ci ha indicato due paracaduti poggiati sul davanzale. Incoraggiante. Ad ogni modo, umidità a parte, la casa era un posticino tutto da esplorare, pieno di oggetti, poster e ammenicoli appesi alle pareti e al soffitto.
Prima di lasciare Stykkisholmur vale una visita un’altra chiesa molto particolare, opera dell’architetto Jòn Haraldsson. In Islanda in realtà sono molto diffuse le chiese in stile contemporaneo, che spesso fungono da punto di riferimento visivo, spiccando fortemente per il contrasto che creano con il territorio circostante.
Dove dormire: Hólmur‑Inn.

Altro da vedere nell’Ovest dell’Islanda…
– In Islanda è possibile entrare in alcuni vulcani, fra questi c’è il vulcano Thrihnukagigur visitabile con la compagnia Inside the Volcano. Il vulcano dormiente permette di scendere nella camera magmatica. Partono dei tour anche da Reykjavik.
– l’Islanda dell’Ovest è perfetta per dedicarsi alla scoperta di antichi siti vichinghi ed al folclore che concerne l’antico popolo. Fra le tappe più rilevanti c’è il Settlement Center di Borgarnes, una cittadina non distante da Reykjavik, dove si ripercorre la storia di questa civiltà e di come approdò e mise radici in Islanda. Altri posti interessanti sono anche: Eiriksstadir Long House, l’abitazione di Erik il Rosso e Grudunarlaug, una piscina geotermale.
– La penisola di Snaefellsnes meriterebbe due giorni pieni; perciò per chi avesse più tempo indico: alcune escursioni al parco Nazionale Snaefellsjokull, come quella alla grotta di lava Vatnshellir o il trekking sul ghiacciaio; prima di Arnastapi poi (sul lato meridionale della penisola) si trova la piccola chiesa di Brudakirkja, una chiesetta nera estremamente tradizionale, spersa nel nulla, che fa percepire tutto il sapore d’Islanda; la spiaggia nera di Djupalonssandur (foto e qualche info in più nell’articolo di mia mamma); alcuni campi di lava a Londrangar; per finire, una visita al cratere del vulcano Saxhòll.

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