Tre giorni nella Baviera Alpina

Inizio affermando con fierezza che questo è l’unico viaggio programmato prima dell’esplosione del Covid e che non ho dovuto annullare. Certo, non è andato proprio tutto a segno, dato che il progetto era nato per festeggiare i trent’anni con il botto all’Oktoberfest, evento al quale da sempre vorrei partecipare e che a quanto pare non è destino che lo faccia. Fortunatamente sono sempre molto previdente, e quindi l’incertezza (fino all’ultimo) di una partenza è stata mitigata dalla consapevolezza di poter annullare le prenotazioni senza troppe perdite economiche. Ma comunque sarebbe rimasto l’amaro di un altro progetto fallito, perché che cavolo Covid! Anche basta. Però, nonostante fosse fine settembre e i contagi stessero inquietantemente impennandosi, sono riuscita a partire con quasi tutte le mie compagne di viaggio e tornare incolumi, salve, ma soprattutto sane.
Dico quasi tutte perché pochi giorni prima del viaggio ci siamo dovute ridimensionare da quattro a tre, lasciando purtroppo indietro Diana, sulla quale si è abbattuta tutta la sfiga del mondo.

Organizzare il viaggio

Così, ancora prima dell’alba, il giorno della partenza sono partita con Chiara e Letizia per il nostro viaggetto dei trent’anni/di consolazione.
Il nostro itinerario ha preso forma alla premessa che volevamo visitare alcuni dei principali castelli della Baviera, visite che abbiamo alternato con escursioni nella natura e passeggiate attraverso incantevoli cittadine colorate.
Il primissimo giorno lo abbiamo trascorso in Italia, facendo una sosta “intermedia” fra Livorno, città di partenza, e Ohlstadt, località di arrivo, dove abbiamo trascorso tre notti. La scelta è stata dettata dal fatto che la prima notte, quella a Monaco per l’Oktoberfest, era saltata, quindi ho deciso di fermarmi a visitare alcuni posti lungo la via che mi interessavano. La mattina è trascorsa alla guida ed il pomeriggio siamo state al Messner Mountain Museum di Plan de Crones, a Brunico ed infine al Lago di Braies, dato che eravamo vicine e che Chiara e Letizia non ci erano mai state.
Organizzare un viaggio in periodo di Covid, nonché a fine settembre, in montagna, quindi con alto rischio di precipitazioni, è stata un’impresa. Per non parlare di tutte le sfighe annesse di default alla mia persona. Soltanto una settimana prima della partenza infatti abbiamo dovuto noleggiare un’auto poiché sia la mia, che quella di Diana (che ancora credevamo venisse), avevano dato forfait. Già non mi andava a genio spendere altri soldi per una macchina “non necessaria”, in più gli autonoleggi su Livorno hanno prezzi che neppure in Islanda! Quindi niente, per soli 420€ per cinque giorni abbiamo noleggiato una Pandina a benzina. Ed intanto il prezzo lievitava.
Nel frattempo ho passato settimane ad organizzare l’acquisto dei biglietti per visitare i castelli poiché la premessa è che in Baviera attualmente castelli e musei si visitano solo su prenotazione e, dovendo scegliere una data ed un orario precisi, è necessario organizzare tutto al dettaglio, lasciando ben poco al caso. Il tutto avvolto dal grande interrogativo: “ma se poi chiudono tutto e non si parte a causa del Covid perdiamo i soldi”. Sì, esatto, ma alla fine abbiamo deciso di rischiare, anche perchè se fossimo riuscite a partire (come appunto è stato), ci saremmo guardate negli occhi tre giorni. Altro aspetto da tenere in considerazione è che, sempre a causa del covid, sono necessarie alcune autocertificazioni per attraversare le frontiere. Su questo sito si trovano costanti aggiornamenti sulle normative che regolano gli ingressi e le uscite dai vari paesi europei. Quindi nel nostro caso abbiamo dovuto dichiarare che non avremmo sostato in Austria, ma solo transitato, e poi da dove provenivamo nella fase di rientro in Italia. Menate su menate.
Per quel che riguarda l’alloggio è l’unica parte che non ha avuto intoppi. Ci siamo affidate ad airbnb, affittando una bellissima baita in legno nel cuore del piccolo villaggio di Ohlstadt, un punto molto strategico per raggiungere in un’ora al massimo tutte le attrazioni della zona. Consiglio infatti di scegliere un posto in cui far tappa fissa ed il più indipendente possibile, così da non venir a contatto con nessuno, visti i giorni funesti che corrono. Noi abbiamo sostato poco, rimanendo sempre a ridosso del confine con l’Austria, ma il nostro itinerario è ottimo da inserire anche come inizio di un soggiorno più lungo in Baviera, magari partendo proprio da qui per percorrere lentamente la Romantische Straße che da Füssen arriva a Würzburg.

Oberammergau e il Castello di Linderhof

La prima tappa in Baviera è stata la città di Oberammergau, forse poco nota, ma qualcosa a cui non si può davvero rinunciare visitando la Baviera.
Oberammergau è una pinacoteca a cielo aperto. Ogni casa racconta storie, tramite dettagliati e coloratissimi affreschi esterni. Io non so quanto possa costare in tempo e in denaro la manutenzione di una simile quantità di affreschi, per giunta costantemente vessati dalla pioggia, ma lo spettacolo è straordinario. La pittura a fresco in esterna è una particolarità della Baviera; in tedesco si chiama Luftmalerai, letteralmente pittura ad aria, sia perché si trova all’aria aperta, sia perché i soggetti più ricorrenti sono scene religiose con santi sospesi fra le nuvole. La maggior parte delle case, degli alberghi e delle chiese in Baviera, è decorato: ogni finestra è incorniciata da ghirigori e finte colonne ed ogni edificio ha il suo tocco artistico, ma ad Oberammergau tutto ciò è portato all’estremo, per la quantità e la qualità di queste pitture. Hanno contribuito alla loro realizzazione anche alcuni importanti artisti bavaresi come Franz Seraph Zwinck che ha affrescato la Pilatushaus (Ludwig Thoma Straße n. 10). Altre case a cui fare attenzione sono la Geroldhaus (Dorfstraße 24), la Mußldomahaus, la Forsthaus (Ettaler Straße 3), ed infine molte delle case su Ettaler Straße, dove numerose riportano illustrazioni che narrano le fiabe dei fratelli Grimm: Hänsel e Gretel al numero 41, Cappuccetto Rosso, I musicanti di Brema ed Il lupo e i sette caprettini.
Oberammergau è poi famosa anche per le numerose botteghe di lavorazione e vendita di sculture ed oggetti di ogni sorta intagliati nel legno, soprattutto addobbi natalizi, presepi e soggetti religiosi. È una tradizione artigiana molto antica, tanto da portare all’istituzione di una scuola di intagliatori. La religione poi è un altro di quegli aspetti intrinsechi alla vita di Oberammergau poiché qui è molto forte la tradizione della rappresentazione della Passione di Cristo, un evento preso molto seriamente dagli abitanti.
Avendo ancora un po’ di tempo prima della visita del primo castello, da Oberammergau ci siamo spostate nella vicina Ettal, per visitare l’abbazia benedettina che la rende nota e particolarmente visibile. È impossibile non notare la monumentale costruzione e l’imponente cupola che la sovrasta. Si può visitare l’abbazia anche internamente, sempre con visita guidata e anticipatamente prenotata, ma noi ci siamo limitate ad entrare velocemente nella chiesa per ammirare gli affreschi della cupola.
Dopo pranzo era finalmente giunta l’ora di spostarci verso Linderhof, per visitare il primo dei tre castelli in programma durante il nostro viaggio. Come dicevo, l’interno del palazzo è visitabile solo tramite visita guidata, ma il parco, già molto bello di per sé è libero. L’unico costo è il parcheggio, 2,90€ per l’intera giornata. La visita guidata al palazzo invece ha un costo di 8,50€, cifra che vale sicuramente la pena spendere. Più che un castello, Linderhof è un lussuosissimo palazzo, fra l’altro molto piccolo per il suo genere. Tanto piccolo, quanto stipato di decorazioni. Credo di non aver mai visto un simile affastellamento di decori, stucchi, rilievi, pitture e suppellettili, in tutta mia vita, neppure a Versailles. Non un centimetro è risparmiato da uno stile decorativo rococò che nel suo essere tanto esagerato risulta ammaliante e bellissimo. Fra le cose più assurde ci sono gli affreschi che vengono letteralmente fuori dai soffitti, mutando la pittura in scultura. Per non parlare delle tappezzerie a rilievo che simulano in tutto e per tutto degli stucchi dorati. Il committente di una simile pacchianata fu Ludovico II, lo stesso proprietario di Neuschwanstein e noto appunto per essere un tipo molto particolare, per non dire pazzo. Trascorse pochissimo tempo in questo luogo, ma fra tutti i suoi castelli questo fu il suo favorito, quello dove si nascondeva dalla corte per trascorrere intere giornate a leggere, buttando di tanto in tanto un occhio su un giardino, tripudio di fontane, fiori e verdi sentieri.

I castelli di Hohenschwangau e Neuschwanstein

Il secondo giorno è stato tutto per i castelli. Come al solito sveglia super presto, perché Chiara e Letizia non sanno cosa voglia dire riposare. Ci è voluta circa un’ora di viaggio per arrivare a Schwangau. Il mio consiglio è di guidare piano in Baviera, per godersi i panorami, di un verde abbagliante, nonostante la pioggia continua. Lungo la strada sono moltissimi gli spunti per fare belle fotografie e per ammirare cose curiose come i punti vendita di zucche fai da te. Sono luoghi totalmente incustoditi dove le persone acquistano e non rubano (incredibile!) le zucche. Funziona così anche per le uova, però la dimensione del prodotto ha permesso di inserirle all’interno di distributori automatici. Tutti conoscono il castello di Neuschwanstein, nonostante pochi riescano a pronunciarne il nome, diventando così “il castello della Disney in Germania”. Questo castello si trova a circa un quarto d’ora dalla città di Füssen, nel paese di Schwangau. È un posto che merita indubbiamente tutta la sua notorietà, dato il contesto, data la bellezza e l’atmosfera che lo circonda. Ma come spesso accade non è tutto oro quel che luccica e devo muovere diverse critiche nei confronti di uno dei siti turistici più famosi al mondo. Il mio problema non sono le folle, nè i turisti scemi, ma devo dire che c’erano forse fin troppe persone visti i tempi che corrono e tutte rigorosamente (all’aperto) senza mascherine; neppure abbassate come in Italia, proprio assenti. D’altra parte non c’è una regola che lo impone e si sa, i tedeschi fanno tutto, ma proprio tutto, seguendo le regole. Il buon senso, questa strana cosa…D’altra parte mettono le zucche in vendita in mezzo alla strada certi che nessuno le ruberà.
In secondo luogo parliamo del prezzo, una cifra spropositata in relazione ad ogni aspetto. Il sito turistico comprende i due castelli di Neuschwanstein e Hohenschwangau ed il Museum of the Bavarian Kings. Occorrono 13€ per il museo, 15,50€ per Neuschwanstein ed altri 20,50€ per Hohenschwangau. E se il primo ha perlomeno una guida umana a svolgere il tour ed è anche il più bello, andando a meritare indubbiamente la cifra, il secondo lo si visita con audioguida. Esattamente, più di venti euro per ascoltare una voce registrata e soli 45 minuti di visita. Come se non bastasse, il parcheggio è ovviamente a pagamento, alla modica cifra di 10€ per tutta la giornata, i biglietti non sono rimborsabili e non c’è neppure un bar troppo carino o spazioso; l’unico vende giusto due fette di torta e fa pagare 3€ una tazza di tè. Purtroppo questi sono fattori che incidono molto sulla godibilità della visita, soprattutto di un posto che si sogna da tempo.
Volendo risparmiare qualcosa, consiglio di sacrificare Hohenschwangau e visitarlo solo esternamente. Noi li abbiamo visitati entrambi, essendo il nostro viaggio incentrato proprio sui castelli. Gli orari di visita sono un po’ vincolanti, dovendo scegliere fra le poche opzioni di tour in inglese, perciò per prendere la decisione più sensata, in fase organizzativa, ho inondato di mail la biglietteria per capire cosa fosse più sensato fare. Così, ho prenotato il tour delle 10.10 ad Hohenschwangau e quello delle 13.50 per Neuschwanstein (qui il link alla biglietteria online). Ha senso proprio visitarli in quest’ordine, poiché storicamente il primo è più vecchio del secondo. Il castello di Hohenschwangau era infatti la dimora di Massimiliano II, il padre di Ludovico II, il sovrano che commissionò il celebre fiabesco castello. All’interno di Hoheschwangau si può vedere anche la camera da letto di Ludovico il quale vi fece addirittura portare un telescopio, con il quale monitorare l’avanzare dei lavori di Neuschwanstein. Ma purtroppo non fece in tempo a godersi la sua meravigliosa opera, poiché morì poco più che quarantenne, non si sa se suicida o assassinato, dopo che fu privato della corona con accusa di infermità mentale. Beh, pazzo o no il povero sovrano era un visionario e ci vedeva lungo, perché in effetti il suo castello è una vera opera d’arte, sia dentro che fuori. Consiglio infatti di non sacrificare una visita all’interno di Neuschwanstein, dove la magia da fuori prosegue dentro attraversando ambienti coloratissimi e scenari illusori. Il re fece infatti costruire un ambiente fatato, ben poco realistico, nutrendosi di tutto ciò che fosse bello. Sopra ad ogni cosa, la sua più grande passione fu il teatro e nello specifico, le opere di Wagner, che era effettivamente stato suo ospite nel castello, il cui impianto decorativo è un vero e proprio omaggio al grande compositore. Mi spiace non avere neppure una foto, è vietato, ma assicuro che è un luogo che lascia senza fiato, per l’originalità delle decorazioni ed alcuni spazi bellissimi ed inaspettati, come una grotta artificiale a connessione fra una sala e l’altra, con accesso ad un minuscolo quanto bel giardino d’inverno.
La visita ai due castelli e rispettivi tempi tecnici hanno occupato circa cinque ore. Devo dire che ero abbastanza provata dalla passeggiata (1 ora a piedi in salita all’andata per Neuschwanstein e 1 ora per tornare al parcheggio) e dalle attese sotto la pioggia, ma mi sono lasciata convincere a proseguire in nostro tour verso Füssen, la città principale nella zona. In effetti l’ho trovata molto carina, ed avendone il tempo merita una breve passeggiata e magari qualche acquisto in uno dei numerosi negozietti. Prima di rientrare ci siamo anche concesse una merendina, acquistando un paio di prelibatezze in una Bäkerai (panetteria) del centro. Chiara ha mangiato il suo primo Pretzel, mentre Letizia ed io delle pagnotte glassate con formaggio e speck.
Una volta rientrate ad Ohlstadt quella sera, lasciate con la voglia dallo spuntino del pomeriggio, abbiamo optato per una cena tipica bavarese nell’unico vero ristorante del paese, gustandoci un’insalata di wurstel, Schweinsbraten (arrosto di maiale), canederli e spätzle al formaggio.

Trekking, laghi e meraviglie della natura della Baviera

Il programma del terzo giorno è stato incerto fino all’ultimo poiché strettamente dipendente dal meteo che, mi sembra scontato, alla fine faceva schifo. A giusto mezz’ora da Ohlstadt si trova uno dei siti paesaggistici più significativi della Germania. Dalla cittadina di Garmisch si può infatti raggiungere la vetta tedesca più alta, il ghiacciaio Zugspitze, che offre tra le vedute più suggestive di tutto il paese. Nonostante avessimo sospettato che non fosse storia, noi ci siamo comunque timidamente approcciate all’ufficio informazioni per chiedere consiglio. Semplicemente il ragazzo ci ha indicato gli schermi delle webcam che mostravano chiaramente Westeros sotto l’attacco degli Estranei. In sostanza, nevicava da ore ed ore e la visibilità era di circa 10 metri. Ci avevamo provato. Tuttavia, per chi avesse più fortuna inserisco qualche informazione pratica. Si può raggiungere il ghiacciaio tramite l’utilizzo di un trenino che parte da Garmisch, dopodichè prendere l’apposita funivia; il prezzo dei biglietti andata e ritorno è di circa 55€. Il complesso di Zugspitze comprende anche il monte Wank, più economico da raggiungere ed un’ottima occasione per fare belle escursioni nei giorni di sole. Ad ogni modo, se siete alla ricerca di attività nella natura, sia estive che invernali questo è il posto giusto a prescindere. Ovunque ci si giri partono sentieri e spuntano indicazioni per numerose funivie che portano ai sentieri in quota ed alle piste da sci. Garmisch è infatti anche una delle più gettonate località sciistiche. Questo posto è letteralmente il paradiso degli amanti della montagna e degli escursionisti. Si vedono persone, giovani, anziane, bambini, costantemente in giro con indosso le loro scarpe da trekking (con le quali sospetto ci vadano pure a dormire), copri zaino, dato che i bavaresi la pioggia manco la vedono, e bastoncino da camminata, oppure mountain bike. Che bella vita! Hanno tutta la mia invidia.
Detto ciò, anche noi non ci siamo fatte scoraggiare troppo dalla pioggia e ci siamo dirette verso le gole di Garmisch-Partnachklamm. Queste gole sono fra i più incredibili spettacoli naturali della Germania, poiché è permesso attraversarle camminando su una passerella costruita lungo il fianco del canyon. Il percorso è lungo circa 700 metri ed è veramente straordinario! In fondo alla gola, a due passi dal fiume che scorre e che scava, si percepisce tutta la potenza dell’acqua, che nebulizza e zampilla da tutte le parti. Per questo, consiglio un abbigliamento super impermeabile e magari un bel poncho sensuale come avevo io. Trovare l’ingresso alle gole è molto semplice, google maps lo individua con facilità, e si paga un biglietto di 6€. La difficoltà sta nell’uscirne se non si è pratici e non si sanno interpretare i cartelli. Infatti, per limitare le possibilità dei contagi al momento non si può tornare indietro a ritroso sul percorso, ma bisogna affrontare una notevole scarpinata di 2km e scavallare il crinale. È una bellissima opportunità per prendersi con calma la giornata e godersi dei bellissimi panorami, attraversando pascoli di mucche, di caprette e lunghi tratti di foresta. Dopo una prima breve salita si giunge già ad un rifugio, dove non ci siamo fatte mancare un’abbondante colazione a base di dolci tipici, fra cui uno strüdel di mele immerso in una brodaglia alla vaniglia…un sogno! A questo, abbiamo fatto seguire una padella piena di frittelle di riso da inintingere in una marmellata di mele e cannella. La nostra avventura poteva finire qui, riposate e con la pancia piena, dato che poco oltre il rifugio si trova la funivia per riscendere in 4 minuti al parcheggio (costo 4€); ma questo lo abbiamo scoperto troppo tardi, cioè dopo non meno di tre ore di camminata convinte di essere sul sentiero giusto. Abbiamo realizzato di aver clamorosamente toppato quando abbiamo visto riemergere dal bosco l’uscita delle gole…eravamo esattamente al punto di partenza. Potrei aver avuto qualche attimo di sconforto nel cercare di convincere il sorvegliante a farci tornare indietro lungo le gole. Ma se è proibito è proibito, chi se ne frega se cammini da quattro ore, sei straniero e non sai dove andare. Per fortuna due abili signori di Amburgo ci hanno gentilmente scortate sino alla funivia e mezz’ora più tardi eravamo finalmente alla nostra auto.
A questo punto eravamo stanche, ma non erano neppure le tre, perciò abbiamo deciso di seguire uno dei consigli della nostra proprietaria di casa su cosa visitare nella zona e ci siamo dirette verso il Walchensee. Un posto molto carino, ma comunque tra i laghi più piccoli della Baviera. Questa regione infatti può offrire molto di più, ma purtroppo distavamo un po’ troppo dai laghi più belli e ci siamo limitate ad una passeggiata lungo la riva di questo, imbattendoci ad un certo punto in un meraviglioso pascolo di tori, che sospetto fossero di razza scozzese, perché avevano una folta pelliccia rossa e la frangia ondulata! Abbiamo fatto qualche fotografia, ma poi pioveva troppo insistentemente per proseguire e ci siamo rimesse in viaggio verso casa.
Proprio per caso però lungo la strada ho adocchiato una grande insegna che diceva Franz Marc Museum. Mi sono infilata contromano nel vialetto e ho parcheggiato. Un museo dedicato ad un grande artista contemporaneo, proprio nel suo luogo di origine, non potevo farmelo sfuggire. Infreddolite e bagnaticce poi ci stava un’oretta di ristoro in calde sale, circondate da splendide opere d’arte. Ed in effetti mi sento di sottolineare la bellezza di questo museo, totalmente sconosciuto e con una collezione di opere meravigliose del grande artista espressionista.
Conclusa la visita era davvero ora di tornare. Ci siamo solo concesse una pausa per fotografare le mucche prima che le rinchiudessero nelle stalle.
La sera ci siamo preparate uno dei nostri tristissimi pasti liofilizzati e abbiamo rifatto le valigie. Il quarto giorno sarebbe stato tutto per il viaggio, otto ore passate a pensare quanto belli erano stati questi quattro giorni, quest’unico viaggio del 2020.

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