Finalmente l’aurora boreale – la mia prima volta e gli esilaranti retroscena

Questo non è un prontuario su come fotografare l’aurora boreale, né un saggio su che cosa sia scientificamente parlando, perché lungi da me propormi come esperta del campo, ma credo possa risultare utile, o perlomeno divertente, condividere il resoconto di questa esperienza che, come ogni prima volta, è stata governata da una consistente dose di disagio e difficoltà, ingredienti che connotano la mia persona e che rendono tutto sempre molto comico e spassoso.

Si stava avviando la seconda notte nel nostro adorabile cottage. Fin dai primi step di pianificazione del viaggio, avevo accuratamente selezionato degli alloggi che, oltre a rientrare nel nostro range di spesa, potessero offrirci una posizione isolata, nella speranza di vedere una volta tanto l’aurora boreale. Per aumentare le possibilità di assistere all’evento infatti è importante trovarsi lontani dalle luci della città e qualsiasi sorta di “inquinamento luminoso”; si può anche optare per guidare fino a zone maggiormente isolate, oppure affidarsi a dei tour operator che vi guideranno a “caccia di aurore”. Certo, questi hanno dalla loro parte enorme esperienza e sofisticati strumenti che rendono possibile individuare con precisione il luogo e l’ora esatta. Per quanto mi riguarda, ho preferito agire autonomamente e risparmiare un po’, preferendo rischiare nuovamente di non vederla e affidandomi quindi al caso. È necessario precisare che ho vissuto due mesi in Islanda in inverno e che sono stata in Norvegia ed, in entrambi i casi, nonostante l’organizzazione e le buone intenzioni, erano presenti nuvole, pioggia, neve e quant’altro a nascondere il cielo. Le condizioni meteo devono essere buone per poter avvistare l’aurora e purtroppo, per questo motivo, è molto questione di fortuna, ma stavolta dovevo farcela!

Era dal giorno precedente che tenevamo sotto controllo le nostre app per le previsioni relative alle aurore e quella sera le possibilità nel punto in cui ci trovavamo erano intorno al 30% e, ora dopo ora, continuavano ad aumentare. Perciò, intorno alle 21.00 i miei fidi compagni di viaggio ed io ci siamo messi in auto ad attendere col naso all’insù, cercando di tenerci quanto più possibile al caldo. Per vivere una simile esperienza bisogna prepararsi al freddo della notte artica ed è importante anche preparare preventivamente la macchina fotografica, in modo tale da poter immortalare l’incredibile evento, che viene e va a proprio piacimento e un po’ a tradimento. Istruzioni base per poter fotografare l’aurora sono: tempi di esposizione lunghissimi (anche 20 secondi), niente flash, diaframma aperto il più possibile e cavalletto…fate un po’ di prove nell’attesa. Dopo un’ora ad aspettare e qualche principio di congelamento, ormai stanchi, abbiamo deciso di rientrare in casa ed andare a dormire. Ho messo la batteria della macchina fotografica in carica, smontato il cavalletto, e un po’ delusi abbiamo indossato il pigiama, con un occhio alla finestra.

È a questo punto che Serena ha chiesto: “Cami quella luce cos’è?”. Ci credevo poco, ma non volevo scartare alcuna opzione, così ho dato un’occhiata e ho deciso di uscire a controllare meglio, in pantofole e pigiama. Dal vetro della finestra non si capiva bene, ma una volta all’aria aperta è stato chiaro che fosse lei! Di fretta sono rientrata in camera confermando i sospetti ed è scattato il panico! Scarpe o non scarpe? Giacca oppure no? Non c’era il tempo, ho preso giusto la macchina fotografica, che ho frettolosamente riagganciato al cavalletto e siamo corsi fuori. Una volta piazzata la macchina fotografica, mi sono resa conto di una cosa gravissima: la batteria, era in casa; sono corsa dentro, ma dietro l’angolo ho incontrato Serena che correva nella mia stessa direzione…l’impatto è stato inevitabile! E mentre le luci verdi invadevano il cielo noi siamo finite a terra, gambe all’aria. Fra dolori ed incontenibili risate ci siamo rialzate, ho preso la batteria, l’ho inserita e…si è staccato lo sportellino che la tiene ferma, quindi la macchina fotografica non funzionava! Nel buio totale, a circa – 10°, il panico ha preso il sopravvento e devo ringraziare il sangue freddo di Serena che, con l’aiuto della torcia, è riuscita a trovare quel dannato sportellino e reinserirlo. Tutto pronto finalmente, l’adrenalina a mille, il timore di essersela persa, e invece era lì proprio sopra di noi, che cresceva e si muoveva. Sono riuscita a scattare giusto un paio di foto, venute anche male, ma poi ho dovuto abbandonare la macchina fotografica e rimanere qualche secondo a fissare il cielo, per imprimerlo bene nella memoria, per vivere a pieno quel momento magico, un momento di assoluta felicità e meraviglia, finché come era apparsa è svanita nell’oscurità.

Non proprio il top come fotografia
ma ero molto più presa dal vederla live

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