I lazzeretti di Livorno: epidemie e quarantene dal Medioevo alla mia terrazza

Ci voleva il confinamento domiciliare obbligato per farmi capire che anche la mia non totalmente amata città offre numerosi spunti per riempire una giornata libera. Passeggiando sulla mia terrazza, quinto piano e vista a 360° sui tetti, ho potuto a lungo vagare con lo sguardo per le strade, fra i palazzi, per spingermi fino all’orizzonte, al di là del mare, e rendermi conto infine che da qui posso vedere ben due degli antichi lazzeretti della città! Quindi, data l’attinenza coi tempi che corrono, l’itinerario di oggi prevede una camminata tra questi antichi luoghi di reclusione preventiva, antenati delle nostre case.

Magnete per eccellenza di Livorno è il suo mare, che fa una sorta di lavaggio del cervello a chi lo vede ed al quale dobbiamo secoli di prosperità, nonché l’esistenza della città stessa. Diciamolo pure, la zona su cui sorse la vecchia Livorno non era proprio delle migliori in realtà, visto che era circondata da tristi lande e paludi mortifere. Quindi, già la città prendeva forma in un’aria insalubre, in più, sin quasi dal principio, gli antichi dovettero attrezzarsi contro tutte quelle sciagure provenienti proprio dal mare, epidemie incluse.

Lazzeretti e quarantene di tanto tempo fa

Furono la peste, ma ancor prima la lebbra, a far nascere la necessità di creare nel mondo dei posti in cui isolare malati di malattie estremamente contagiose e letali, di quelle di cui avere davvero paura. Questi erano appunto i lazzeretti, degli ospedali perlopiù. Sappiamo bene che nei secoli le epidemie hanno sempre colpito il genere umano, così, molte città, soprattutto quelle di mare, iniziarono a dotarsi di lazzeretti. In questo caso non si parlava più di ospedali, ma veri centri di isolamento di uomini e merci. Le navi venivano ormeggiate a debita distanza e poi, per evitare i temuti contagi, si teneva il tutto in standby di solito per quaranta giorni. Ecco perchè il termine quarantena, il che ci dà anche un’idea sulle tempistiche della nostra.

Il primo lazzeretto di Livorno

Particolarità dei lazzeretti di Livorno è che non sono più visibili, poichè oggi al loro posto si trovano altre strutture che li hanno sostituiti in epoca moderna. Contiamo quindi sui documenti per farci un’idea di che aspetto avessero. Questi documenti ci raccontano che il primissimo costruito a Livorno si trovava nella zona dove oggi si erge il faro, uno dei simboli della città. Partiamo quindi da Via del Molo Mediceo, dove venne costruito nel 1552 il Lazzeretto del Fanale per volere di Francesco I de’ Medici. Francesco I è anche colui a cui dobbiamo l’esistenza della città nel senso moderno del termine, con un assetto urbanistico ben pensato ed una vera e propria data di fondazione, precisamente il 28 marzo 1577.

Il Lazzeretto di San Rocco

Dato un ultimo sguardo al faro ce lo lasciamo alle spalle e, senza spostarci, già possiamo ammirare i famosi cantieri navali Benetti e Orlando. Ecco, precisamente nell’area dei cantieri odierni, ovviamente non accessibili, venne costruito un altro lazzeretto, quello di San Rocco. Tecnicamente andava ad ampliare quello del Fanale, cambiandone anche denominazione. Il porto di Livorno era diventato troppo importante, innumerevoli le navi che vi facevano scalo lungo le rotte commerciali, quindi il precedente lazzeretto, dopo qualche decennio, non fu più sufficiente e Ferdinando I (fratello di Francesco) ne volle uno più grande e meglio organizzato. Questo inoltre, a differenza del precedente, era connesso alla terra ferma tramite ponti levatoi, che servivano ad attraversare il fossato da cui era circondato. Il lazzeretto di San Rocco adempì al proprio compito dal 1590 al 1852; infatti, dopo la metà dell’800, la nascita di un Regno d’Italia, significò per i molti stati e città della penisola, aderire ad un sistema unico, ed il lazzeretto fece spazio al Cantiere Regio, divenuto poi Cantiere dei Fratelli Orlando nel 1866. In realtà dopo poco anche il lazzeretto di San Rocco non fu più abbastanza: il porto di Livorno cresceva sempre più, si moltiplicavano le aree del mondo con cui si intrattenevano rapporti commerciali, e di conseguenza anche navi e merci. Addirittura questo processo di quarantena avveniva a Portoferraio, che sopperiva alle mancanze della città; decisamente una soluzione poco conveniente per i mercanti e poco pratica per la città, tant’è che c’erano altre città, come Genova, che costituivano una vera minaccia potendo offrire un porto più grande ed efficiente. La soluzione fu ovvia, c’era bisogno di un ulteriore nuovo lazzeretto.

Guardando in direzione del Lazzeretto di San Rocco / Cantieri navali Benetti e Luigi Orlando

Lazzeretto di San Jacopo in Acquaviva

È così che nasce la proposta ed il progetto di un lazzeretto ancora più all’avanguardia, quello di San Jacopo. Per raggiungerlo dobbiamo spostarci e ne approfittiamo per percorrere a piedi il lungomare, deviando a destra all’altezza dell’Acquario per goderci la vista della Terrazza Mascagni, che concludendosi ci conduce al cospetto dell’Hotel Palazzo, mentre sulla destra possiamo ammirare i famosi Bagni Pancaldi, simbolo delle frizzanti stagioni balneari livornesi d’inizio ‘900. Bisogna proseguire oltre, è una bella camminata in effetti da un lazzeretto all’altro, circa una mezz’ora e vale la pena prendersela comoda. Ci fermiamo infine in Piazza San Jacopo in Acquaviva, sulla quale si affaccia l’omonima chiesa. Fu in questa zona che nel 1648 iniziò, su ordine di Ferdinando II, la costruzione del lazzeretto di San Jacopo, dove ancor prima era l’Eremo di San Jacopo, da cui appunto ha poi preso il nome tutto il resto. Stando nella piazza, seduti su una delle panchine in cemento che intervallano il parapetto, dobbiamo immaginarci un luogo molto articolato: magazzini per lo smistamento delle merci, un ospedale, una chiesa, un cimitero, il tutto, anche qui, circondato da mura e da un fossato. Altra grande novità era che lazzeretto di San Rocco e quello di San Jacopo comunicavano tramite canali, diventati oggi le nostre strade, fra queste Via della Bassata. Successivamente anche Cosimo III si dedicò a questo complesso, ordinandone un ampliamento. Infine, come purtroppo è stato per molti dei luoghi storici di Livorno, anche in questo caso, il vecchio fece largo al nuovo, e laddove c’era il lazzeretto venne fondata l’Accademia Navale nel 1881.

Michele Thausc, Pianta del Lazzeretto di San Jacopo. 1785 (Archivio di Stato di Firenze)

Lazzeretto di San Leopoldo

Non ci spostiamo di molto e qualche passo più a Sud avremmo trovato il quarto ed ultimo lazzeretto di Livorno, che sarà intitolato al Granduca Pietro Leopoldo di Lorena (dal 1737 sono i Lorena a governare la Toscana, sostituendosi ai Medici). Venne costruito nel 1773 e fu fatto ad hoc per uomini e merci provenienti da paesi notoriamente infetti da pestilenza (cit. G. Piombanti G.). Le precauzioni erano massime e c’era anche un lazzeretto nel lazzeretto, per i casi veramente gravi che richiedevano una quarantena più rigorosa. Erano strutture preventive, quindi non tutti erano davvero malati, perciò chi passava qui il confinamento aveva accesso a diversi servizi, fra cui la dotazione di vere abitazioni. Trovava infine qui luogo una maggior illuminata applicazione della “scienza medica” e, pensiamo che, come metodi per difendersi dall’infezione erano indicati come infallibili: l’aceto aromatico e le bevande alcoliche. Perciò, giunti a conclusione del nostro breve itinerario, concludo con l’invito a far tesoro di questi saggi antichi insegnamenti e credo sia anche interessante notare come i nostri strumenti contro il contenimento del contagio siano rimasti pressoché gli stessi di secoli e secoli fa: alcool e isolamento.

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