Quattro giorni a Budapest fra monumenti e pasticcerie

Città più grande di quel che potessi immaginare; divisa in due, Buda e Pest, volendo, il tempo da dedicare a questa incantevole capitale non si esaurirebbe in un weekend, anche soltanto per assaggiare tutti i piatti della sua cucina e i deliziosi dolci storici, ma mantenendosi più sul concreto, è facilmente visitabile in tre o quattro giorni. Essendo grandi camminatrici ci siamo spostate prevalentemente a piedi e in metropolitana per raggiungere alcune attrazioni un po’ più fuori mano, andando a toccare tutti i principali siti di interesse della città. Qui riassumo un breve itinerario che permette di farsi un’idea complessiva della città, organizzato per zone senza rinunciare a momenti di relax, divertimento e buon cibo!

Giorno 1

I primi momenti ce la siamo vista brutta. Eravamo ancora a Pisa, aeroporto Galileo Galilei. Per quel giorno era stato annunciato uno sciopero nazionale che ha decimato le partenze, ma il fato ha voluto che fra i pochi voli confermati ci fosse il nostro. Qualche minuto di terrore, ma siamo partite e tutto è andato secondo i piani. Arrivate a Budapest abbiamo utilizzato la navetta bus che collega l’aeroporto al centro città, davvero comoda ed economica. Abbiamo preso l’autobus 100E (va bene anche il 200 E) e con soli 3€ e mezz’ora di viaggio siamo giunte a destinazione. A Budapest abbiamo deciso di alloggiare in un appartamentino condiviso trovato su airbnb a pochi passi dal quartiere ebraico, centro nevralgico della vita notturna e dei migliori ristoranti della città. Non abbiamo fatto pause ed abbiamo dedicato il pomeriggio ad un itinerario a piedi di circa 2-3 ore dal quartiere ebraico al Parlamento. La nostra prima sosta è stata la Grande Sinagoga di Dohany Street: un meraviglioso edificio di mattoni gialli e rossi incorniciato dalla luce dorata del tramonto e da un tappeto di foglie gialle. All’interno dello stesso complesso si trova anche il Museo Ebraico, ma al nostro arrivo era chiuso, perciò abbiamo continuato la nostra passeggiata sostando di fronte al Raoul Wallemberg Olocaust Memorial Park e alla Sinagoga Ortodossa di Kazinczy Street fino ad arrivare al Cafè Noe al n. 13 di Wesselenyi Street. Qui abbiamo fatto il primo dolce incontro ungherese con il Flòdni, torta di tradizione ebraica a quattro deliziosi strati: prugne, noci, mele e semi di papavero. Dopodiché ci siamo dirette verso il Duomo, la Basilica di Santo Stefano, un mastodontico edificio sormontato da un’enorme cupola. Al suo interno colpisce l’oscurità che lo invade, uno luogo tanto tetro quanto impreziosito da decorazioni dorate in stile barocco. La chiesa è nota per ospitare la mano destra del Santo Stefano. È possibile visitare il Duomo con un’offerta libera. Lasciandoci la grande chiesa alle spalle abbiamo percorso Zrìnyi Utca sino alle rive del Danubio. Di notte Budapest si fa romantica e un po’ retrò, con i suoi lampioni dalla luce calda e soffusa, quasi fossero lampade a gas e sembra che la città sia illuminata da migliaia di candele. Sulle acque del fiume si riflette questo incantevole spettacolo e dalla riva sulla quale ci trovavamo abbiamo potuto godere della vista del Ponte delle Catene e del Castello di Buda. Proseguendo verso destra si incontra poi un altro dei simboli ungheresi legati alla memoria dello sterminio degli ebrei di questa città: una installazione scultorea di Gyula Pauer composta da sessanta paia di scarpe dal nome Scarpe sul Danubio. L’ultima tappa è il Parlamento che rende tanto famosa la capitale ungherese. Un gioiello architettonico del XX secolo. La cupola del Parlamento, così come quella del Duomo, misura 96 metri di altezza, limite oltre il quale ogni altro edificio della città non può spingersi. L’edificio è internamente visitabile solo con visita guidata e la principale attrattiva è la celeberrima Corona di Santo Stefano, uno dei simboli d’Ungheria. Concluso il nostro primo assaggio di Budapest, ci siamo rifocillate e riposate nel nostro appartamento, pronte a conoscere un’altra Budapest, la Budapest dei ruin pub e di una vita notturna famosa in tutta Europa.

Per approfondire sui ruin pub e su che tipo di esperienze possono regalare leggete qui l’articolo di Francesca!

Giorno 2Buda

Partendo da dove avevamo lasciato il pomeriggio precedente, abbiamo iniziato il nostro itinerario proprio dal Parlamento, curiose di vedere come sarebbe apparso alla luce del giorno. Da qui ci siamo incamminate verso il Ponte delle Catene, primo storico collegamento permanente fra Buda e Pest. Attraversando l’elegante ponte si raggiunge Buda, area della città a cui abbiamo dedicato l’intera giornata con un tour a piedi molto serrato come è nel mio stile. Per raggiungere la collina del castello è un classico prendere la funicolare che parte proprio dall’altro lato del Ponte delle Catene. C’è da fare un po’ di fila e prezzo del biglietto, 4 euro, è decisamente spropositato rispetto alla durata del tragitto, ma non esistono molte altre alternative più vantaggiose, se non incamminarsi lungo la salita e faticare un bel po’. Il Castello di Buda offre una vista dall’alto della città ed al suo interno si trova la Galleria Nazionale Ungherese, che però abbiamo deciso di non visitare. È stato piacevole però passeggiare all’interno della fortificazione, lungo le sue mura e pranzare all’aperto in un grazioso cortiletto, il cui albero è divenuto il set di un nostro servizio fotografico decisamente discutibile. Dal castello è breve il tragitto per arrivare fino al Bastione dei Pescatori e alla Chiesa di Mattia Corvino. I due edifici cooperano a creare un’atmosfera decisamente cavalleresca e romantica, rievocando un leggendario passato medievale. In realtà è soltanto un inganno ben riuscito perché entrambe le costruzioni sono molto più recenti e realizzate dallo stesso architetto, Frigyes Schulek. Medievale è piuttosto il riferimento di questo nome, Bastione dei Pescatori, poiché la corporazione dei pescatori era un tempo a guardia di questo tratto di mura. Nella chiesa non siamo entrate, ma dall’esterno risulta già soddisfacente, con il suo delizioso tetto in stile neogotico ricoperto con tegole colorate che ricordano le scaglie di un drago. Neanche a due passi dalla chiesa troviamo poi un altro dei luoghi che ha fatto la storia della città, la pasticceria Ruszwurum Cukraszda, famosa per la simpatia che la principessa Sissi aveva per questo luogo. La vetrina è già tutto un programma e sul menù si trova una quantità sconcertante di torte, fra le quali scegliere diventa davvero difficile. È necessario quindi prendere posto su uno dei divanetti o poltroncine in raso verde, intorno ai piccolissimi tavoli rotondi e ordinare intanto una tazza di tè, che noi abbiamo accompagnato con un tris di torte storiche ungheresi: la torta Dobos, la torta Gerbeaud e la torta Esterhazy. Con la pancia piena e il livello di zucchero nel sangue alle stelle abbiamo proseguito il nostro tour dirette alla Collina di Gellért. È una notevole camminata di circa una mezz’ora, ma perfetta per smaltire la merenda appena fatta. Consiglio vivamente di scegliere il percorso che attraversa i parchi, quello più isolato, dove le sfumature delle foglie e il silenzio risultano quasi terapeutici. In un continuo sali e scendi e numerose pause fotografiche, la strada ad un certo punto devia in discesa sino a condurre alla base della collina e di una lunghissima scalinata preannunciata da una maestosa cascata avvolta in tralci di foglie rosse. Quasi un chilometro in salita è quel che è necessario affrontare per raggiungere la sommità dell’altura, la Cittadella e il Monumento alla Libertà ungherese. Nelle immediate vicinanze si trovano anche due importanti stabilimenti termali che segnalo e che sono un’ottima alternativa ai più gettonati Széchenyi: i Bagni Gellért, ospitati all’interno di un edificio in art nouveau, e i Bagni Rudas, che vantano una piscina coperta da una cupola in vetro dalla quale si può osservare dall’alto la città resa particolarmente suggestiva nell’ora del tramonto. Per mancanza di tempo noi abbiamo destinato l’esperienza delle terme al giorno successivo e ad una zona della città completamente diversa. Ormai tardo pomeriggio, al calar del sole, i colori della città si riscaldano e anche noi abbiamo goduto di questo meraviglioso panorama dalla cima della collina, per poi riscendere verso Pest, che al ritorno abbiamo raggiunto attraversando il bellissimo Liberty Brigde.

Giorno 3 Pest

Un altro settore della città che merita un’intera giornata è il Városliget, il Parco Municipale, nella parte nord orientale della città. Al suo interno e appena fuori ci sono numerose attrazioni. Per raggiungerlo abbiamo utilizzato il tram e siamo scese ad un paio di fermate dal parco, per percorrere a piedi Andrassy Utca, arteria principale della città, per ammirare le eleganti villette e i viali alberati che la ornano. Questa lunga strada ha inizio dal Duomo e ultima quasi tre chilometri dopo nella gloriosa Piazza degli Eroi. Sulla piazza si affacciano il Museo di Belle Arti e la Galleria d’Arte Mücsarnok. Abbiamo visitato il primo: l’edificio al suo interno è decisamente impressionante, gli spazi sono monumentali e i dettagli ben curati; le collezioni spaziano dall’antichità al XIX secolo, ma non ho trovato particolarmente interessante la collezione d’arte ungherese che è qui custodita. Piuttosto, si presenta di maggior qualità la sezione egizia e d’arte greca e romana al piano interrato, che assieme alla bellezza dell’edificio valgono la visita, visto il costo abbastanza contenuto di 8€. Conclusa la visita del museo ci siamo addentrate nel parco, per raggiungere il Castello Vajdahunyad, costruito seguendo diversi stili architettonici che lo hanno reso particolarmente fiabesco. Ad accrescerne la bellezza è anche il parco che lo circonda e gli specchi d’acqua che ne riflettono l’immagine. Gli interni del castello sono molto belli e ci sono varie collezioni che affrontano la cultura ungherese da svariati punti di vista, da quello equestre alla sezione dedicata all’agricoltura ungherese. È proprio all’interno di questo stesso parco che si trovano i bagni termali più famosi e fotografati di tutta l’Ungheria, i Bagni Széchenyi. Il prezzo di accesso è decisamente onesto, 17€ per sostare tutto il tempo che si vuole. All’ingresso consegnano dei braccialetti con i quali è possibile chiudere gli stipetti in cui lasciare le proprie cose. Il luogo è affollato, così come le vasche, ed eccezion fatta per la zona esterna, la struttura è visibilmente antiquata, compresi i bagni turchi e le saune, e tutto contribuisce a dare un aspetto decadente e meravigliosamente squallido al tutto. Tuttavia, li ho trovati a loro modo molto belli e soprattutto ben organizzati. Le vasche esterne sono estremamente scenografiche ed il giallo dell’edificio crea un allegro effetto vacanza con il turchese dell’acqua, obbligato set fotografico per me e Francesca. Abbiamo sostato circa tre ore all’interno della struttura, eliminando l’iniziale idea di partecipare anche alla beer spa. Questa ha un costo cumulativo con l’ingresso alle terme di 49€. Avevamo piuttosto altre mire diciamo, infatti ci siamo completamente spostate di zona per andare alla ricerca del dolce più famoso di ungheria, il Kurtos, in generale molto popolare in tutta l’Europa dell’est, specialmente sotto le festività natalizie. Il posto per eccellenza dove trovare al primo colpo il Kurtos più buono di tutta Budapest è Molnar’s Kurtoskalacs che ne offre diverse varianti, anche ripiene con il gelato. Si parte da un costo di circa 3€ l’uno e sono una delle cose più buone che abbia mai mangiato in vita mia! Il Kurtos viene anche chiamato dolce camino poiché si tratta di un cilindro vuoto di pasta avvolta a spirale attorno ad un supporto, e così cotta, poi caramellata e ricoperta con ogni ben di Dio: cioccolato, cocco, cannella, mandorle ecc. Una simile merenda alle sei del pomeriggio potrebbe scoraggiare i più da un pasto serale, ma non fa proprio al caso nostro, così dopo una breve rinfrescata a casa abbiamo dato il via alla nostra ultima notte ungherese. Curiosando su trip advisor abbiamo scoperto l’esistenza di un posto perfetto per la cena e che raccomando moltissimo. Nel quartiere ebraico, a fianco del celebre Szimpla Kert, si trova un cortile in cui sono allestiti in via permanente numerosi chioschetti che fanno street food per tutti i gusti: fritto, orientale, hamburger, vegetariano e così via. Ottimo sia per risparmiare tempo che soldi. L’insieme dei vari chioschi si chiama Karavan. Dopo cena abbiamo fatto un ultimo saluto allo Szimpla Kert e la voglia di ballare ci ha condotte nuovamente all’Istant Fogas, dove abbiamo proseguito la nostra serata.

Giorno 4

Ultima imperdibile tappa del nostro weekend è stato il Mercato Centrale, molto comodo da visitare prima di rimettersi in viaggio; infatti la fermata della navetta per l’aeroporto si trova a soli 5 minuti dal mercato. Il Mercato è ospitato in un enorme edificio d’epoca ed apre ogni giorno alle 6.00 del mattino, fuorché la domenica, che rimane chiuso. Sviluppato su due livelli, al piano terra, come in molti altri mercati europei, si trovano i banchi di verdura, carne e vari prodotti gastronomici, mentre al piano di sopra sono stipate decine di bancarelle e negozietti che vendono souvenir, prodotti tipici quali vestiti e oggetti di artigianato, e punti di ristoro che offrono una vasta golosa scelta. Ammettiamolo, quel che ci ha portate qui è stato ancora una volta il cibo, nel particolare la famosa pizza fritta stracondita di ogni ben di Dio. Non si può che venir qui se si intende assaggiare questa pesantissima prelibatezza ed infatti fuori dal piccolo chiosco abbiamo trovato una notevole fila. Forse sarebbe stato il massimo gustarcela calda e appena fatta, ma per ragioni di tempo abbiamo optato per un take away ed è stato il nostro delizioso pranzo in aeroporto in attesa del volo di ritorno.

Con un paio di giorni in più…

Bagni termali di Gellèrt

Museo Nazionale Ungherese

Isola Margherita

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